Demos – il cambio di paradigma dal terreno all’ambiente.

Spunti di riflessione DEMOCRATICA per addetti ai lavori.

E’ oramai chiaro a molti che la trasformazione tecnologica in atto nella società occidentale ridefinisce la dimensione esistenziale di ogni essere umano a livello individuale e nelle sue forme di partecipazione sociale, produttiva e politica generando, tramite nuove estensioni, nuove complessità a cui va data una risposta in chiave democratica perchè non si perda quel patrimonio di libertà, diritti e solidarietà che necessita di ritornare ad essere cardine della società occidentale. E’ una sfida ed una riflessione in profondità va fatta anche attraversando il significato dei fondamentali.

La grande sfida di oggi stà anche nel ridefinire democrazia (anche senza perdere di vista gli strumenti che il diritto dispone) nel nuovo modus vivendi. Siamo dinanzi alla grande sfida della rideclinazione di tutto ciò che comporta tale sistema di valore in termini di significato sulla base di una comprensione del nuovo orizzonte esistenziale dell’essere umano. Il mondo virtuale inteso come estensione della sfera esistenziale in una dimensione immateriale immette nelle società contemporanee, strutturalmente e dinamicamente, una nuova condizione dell’esperienza umana che intacca in profondità l’organizzazione della vita sociale ed i meccanismi decisionali mettendo a dura prova il concetto stesso di democrazia.

Tralasciando per un altra riflessione il problema del cambiamento delle società in cui viviamo riguardante la trasformazione del meccano riguardante conoscenza e sviluppo tecnologico, produzione e modi di vita; le democrazie occidentali contemporanee risentono di uno slittamento di paradigma dal concetto di territorio (spazio effettivo) al concetto di ambiente (spazio relativo). Per comprenderne la differenza in una dimensione più pratica si potrebbe pensare alla dimensione relazionale e di comunicazione che si instaura in un luogo effettivo (ad es. piazze, sezioni di partito, ecc…) e la dimensione relativamente relazionale, perchè virtuale, della rete (ad esempio i gruppi chiusi, le chat whatsapp). Questo incrina la percezione della realta, anche produttiva, che ha portato alla crescita di democrazia e diritti nelle civiltà umane.

Il termine demos identificava “un insieme, un gruppo di uomini non schiavi, dediti all’agricoltura e all’allevamento” (v. Cagnazzi, 1980, p. 304), e la terra da costoro posseduta e lavorata (v. Donland, 1970, pp. 382 s.) all’interno dei confini geografici del villaggio. In altre parole la demokratia ateniese esisteva in relazione al legame tra produttività e territorio e l’assunzione di diritti in un quadro più generale come la gestione dell’interesse generale nella polis in una dimensione opposta a quanto accadeva, invece, nei regimi feudali. La grande trasformazione avvenuta al tempo delle Polis greche dimostrava, quindi, un cambio di paradigma che investiva i rapporti tra popolazione e governanti in quanto contrapponeva l’appartenenza territoriale come principio associativo e di governo all’appartenenza ad una qualsiasi tribù gentilizia incrinando così meccanismi di sudditanza che permettevano forme di dominio sulla res pubblica fondatesi su vincoli di sottomissione tribalistica.

La dimensione del vissuto contemporaneo è inserita in un orizzonte esistenziale che riduce in significato quello spazio di materialità, identificabile già dai confini territoriali, sino a pochi decenni fa rappresentativo dell’intero orizzonte esistenziale dell’essere umano e che ha permesso nel tempo a quel paradigma territoriale di essere anche elemento di difesa del cittadino dinanzi a determinate forme di gerarchizzazione di potere ed alle società di fondarsi, inoltre, su di una netta distinzione, intesa soprattutto su di un piano concettuale, tra ciò che è terreno e ciò che non lo è (ad es. tra potere temporale e potere spirituale).

La componente estensiva virtuale della società contemporanea non ha terreni tangibili. L’atto virtuale, inteso come l’atto compiuto in una realtà virtuale la quale “potenzialmente” non ha confini, riduce il legame tra tangibilità dell’atto e degli interessi, che siano essi di natura particolare o generale, e rapporti fiduciari in quanto un ambiente è potenziale ma rimane tale differentemente dalla logica geografica del terreno su cui ognuno di noi vive al netto delle proprie non sensibili estensioni virtuali e che ricorda costantemente a noi stessi le effettive condizioni materiali di vita le quali sono il fondamentale motore propulsivo anche per i cambiamenti sociali come per l’affermazione e la tutela di diritti.

La proiezione di aspettative da parte dell’individuo, quindi, assume una dimensione maggiormente fideistica e relativistica che spesso può incrinare la natura razionale dei rapporti fiduciari minando in profondità la tangibilità materiale dell’atto politico anche come atto sociale. Per esempio, basterebbe ricordare che sin dai tempi di Atene un atto organizzato democraticamente si fondava sulla contestabilità certificabile di un gesto materiale come il voto. La materialità della pietra colorata di allora assieme alla regolamentazione riguardante il suo utilizzo è sullo stesso piano della materialità della scheda cartacea che ognuno di noi utilizza nel proprio seggio elettorale. Non sullo stesso piano di una potenziale scheda elettorale virtuale.

Per quanto l’immaterialità dell’estensione virtuale delle società contemporanee permetta un certo grado di espressività, la scelta democraticamente intesa come voto assume un valore relativo, comunque soggetto a distorsioni, e sottoposto ad un controllo tecnocratico che aumenta lo scarto tra cittadino-utente e detentori dei dispositivi di sistema. Ciò che appare democratico risulta, ad un’analisi più approfondita, essere tecnocratico e demagogico e ne relativizza nel tempo l’importanza in termini di aspettative di maggiore democrazia tramite l’utilizzo esclusivo di strumenti ed atti producibili in tale ambiente virtuale.

L'Autore

Pasquale De Salve

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