Le pensioni d’oro e la sindrome da 100 giorni del governo gialloverde

Quale logica c’è dietro la tanto professata (da Di Maio) riduzione delle pensioni d’oro che tiene banco in questi giorni assieme alla più grave, in termini di diritti umani sfruttati, chiusura dei porti italiani alle imbarcazioni delle ONG che operano in Mediterraneo?

Se il neo Ministro dell’Interno Salvini ha tenuto banco mediaticamente per il periodo di campagna elettorale delle amministrative incentivando tramite logiche sovraniste importate dagli USA di Trump per creare empatia con i sentimenti di appartenenza tipici dei particolarismi territoriali, i quali sono spesso chiave di una campagna elettorale locale, il Movimento 5 Stelle è apparso talvolta silente o comunque incapace di attutire quella egemonia mediatica leghista che lo rende succube di Salvini. Se poi aggiungiamo come elemento di analisi il patto di desistenza che è leggibile sul contratto del governo gialloverde il complesso di sudditanza mediatica dei pentastellati verso gli alleati di maggioranza non può che uscirne amplificato.

Uscire fuori da tale dinamica egemonica, che li pone in secondo piano e che lentamente sta portando i consensi non fidelizzati dei 5 stelle a riassestarsi su altre potenziali scelte politiche, inizia per i grillini ad essere più di una semplice necessità che cozza però con il fatto che gran parte dei dossier più caldi sono sui tavoli del ministero di Di Maio. Il ministro pentastellato ha davanti Ilva e Alitalia, in primis. Inoltre, grande differenza dal suo collega del Viminale che può prendersela all’occorrenza con il malcapitato straniero di turno non rappresentante di certo un suo potenziale elettore (vedansi quei poveri fuggitivi nel Mediterraneo da qualche guerra o carestia), ogni atto del neo Ministro pentastellato investe direttamente il portafogli di cittadini italiani e lo sviluppo economico del Paese ed è in questi termini che è costretto a muoversi.

Ciò che conferma il tentativo di rompere con lo status attuale è proprio la proposta della riduzione delle pensioni d’oro, arrivata tra l’altro a scadenza elettorale dei ballottaggi per le amministrative, dopo aver dovuto snaturare la proposta pentastellata del reddito di cittadinanza. Che si tratti di proposta più propagandistica che concretamente efficace, negli ultimi giorni lo hanno dimostrato in tanti. E’ stato evidenziato da più parti, infatti, che quei 4 miliardi ipotizzati di risparmio per le casse dello Stato da utilizzare per l’aumento delle pensioni minime si riducono a soli 100 Milioni di euro. Una somma di certo ben più bassa di quanto affermato da Di Maio. Paradossalmente, inoltre, se la misura venisse introdotta assieme alla “ridefinita” Flat Tax (per la quale Salvini si è speso a tal punto da affermare scorrettamente ed orribilmente che “è giusto che chi guadagna di più paghi meno tasse”), i più comunemente identificati “nababbi”, ossia solo quei 30000 che percepiscono più di 5.000,00 euro al mese, arriverebbero persino a guadagnare. Come spiega Ruffolo su Repubblica: “sulla maggior parte del loro reddito”, scrive, “non graverà più un’aliquota del 43% ma del 20. Più che dimezzata. Il pensionato d’oro riceverà così un beneficio fiscale di 1.958 euro netti al mese. Anche levando i 284 euro di taglio della pensione, fanno un bel risparmio finale: 1.674 euro. Al mese. Al netto delle tasse. Il 30% in più in portafoglio”. Da un lato tolgono e dall’altro aggiungono di più.

Premesso, quindi, che chi riceve una pensione minima, il cui paniere risulta da sopravvivenza, potrebbe subire nei fatti la logica opposta a quanto promesso proprio per via dell’ipotetica dinamica messa in moto dall’effetto flat tax; rimane da chiedersi come mai i pentastellati puntino già da ora a mettere la bandieruola sulle pensioni. Per molti addetti ai lavori la motivazione appare scontata. Tanta attenzione appare in gran parte legata a quella “Sindrome dei 100 giorni” che colpisce spesso i governi nostrani tenuti a dover dimostrare nei fatti grande capacità d’azione per mantenere quell’idillio tra opinione pubblica e governo senza incrinarne il rapporto in termini di aspettative di cambiamento già sin dai primi giorni. Siamo di fronte, però, ad un’attenzione dell’opinione pubblica nei confronti della cosa pubblica, anche data la stagione estiva, che sarebbe possibile definire come balneare per almeno la metà del periodo “sindromico” tranne nel caso in cui si considerano quei pensionati la cui attenzione, soprattutto rivolta verso la tv (la quale tra l’altro può risultare senza contraddittorio), rimane complessivamente alta ma il cui sentiment rimane comunque vulnerabile.

Come evidenziato dall’ex Ministro Fornero, però, il riordino del sistema pensionistico passa attraverso la gestione dell’anomalia rappresentata dai baby pensionati. Coloro, cioè, che grazie al decreto Rumor hanno goduto della possibilità di un pre pensionamento dopo soli 14 anni sei mesi e un giorno di contributi, il cui calcolo risale al 2011 e la cui stima supera gli oltre 573 mila beneficiari. Per alcuni sarebbe interessante comprendere se ed in che maniera il governo gialloverde porrebbe la propria attenzione su tale questione.

L'Autore

Pasquale De Salve

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